La Ue mette in mora l'Italia
(14 dicembre 2005)
La procedura d'infrazione annunciata due settimane fa
è arrivata. Ieri la Commissione europea ha dato il via libera all'azione contro
l'Italia per aver violato le regole di concorrenza del sistema bancario.
L'esecutivo Ue ha dato il benestare al documento del commissario al mercato
interno Charlie McCreevy, in cui, pur senza alcun riferimento a palazzo Koch, si
rileva una situazione d'incertezza giuridica del sistema, (...segue)
che scoraggia gli
investitori stranieri a entrare sul mercato nazionale.
La Commissione fa riferimento in particolare alla legge sulle banche del 1993 e
alle "Istruzioni di vigilanza per le banche", citando l'articolo 2359 del codice
civile e a una decisione del comitato interministeriale. "La Commissione",
afferma la nota comunitaria, è preoccupata da questo quadro legale che permette
un esercizio dell'autorità di supervisione, che manca di trasparenza procedurale
e può creare incertezza legale. Questo inoltre può scoraggiare gli investimenti
di altri stati membri nell'industria italiana in violazione delle norme
comunitarie sul libero movimento dei capitali (articolo 56) e sul diritto di
insediamento (articolo 43).
Quindi, prosegue la nota, "la richiesta della Commissione prende forma di una
lettera di messa in mora, primo passo legale della procedura di infrazione sotto
l'articolo 226 del trattato". Le autorità italiane ora, secondo la procedura,
hanno due mesi per rispondere alla lettera. La Commissione ricorda quindi che i
paesi membri devono "sia rispettare le leggi base del trattato, sia assicurare
il rispetto delle direttive vigenti, creando o rafforzando le pratiche
amministrative".
Di fronte a questa azione della Commissione, i commenti tra i politici italiani
sono stati di diverso tenore. "Un altro gradino verso il basso della credibilità
italiana", ha detto Enrico Letta, responsabile economico della Margherita. "È
una sentenza annunciata anche perché questo governo nulla ha fatto per evitare
che si arrivasse a questa decisione".
La procedura di infrazione è "verso il paese e il parlamento, la Banca d'Italia
non c'entra nulla", ha replicato il senatore Luigi Grillo, uno dei politici più
vicini al governatore Antonio Fazio.
In una nota, emessa nel tardo pomeriggio, Bankitalia ha sottolineato, a sua
volta, che sotto la lente di Bruxelles c'è la legislazione nazionale e non il
comportamento della vigilanza di palazzo Koch. Secondo una fonte, "sulla base
delle informazioni disponibili, le osservazioni della Commissione Ue attengono,
prospettando un'esigenza di chiarimento, ad alcuni ben delimitati aspetti della
normativa relativi alla definizione della nozione di controllo. Nessuna
osservazione è stata mossa circa i comportamenti della vigilanza. La procedura
si svilupperà con la comunicazione al governo italiano da parte della
Commissione. La Banca d'Italia, quando sarà interessata, contribuirà per la
parte di sua competenza e per quanto necessario alla tempestiva ed efficace
definizione della materia".
La lettera di messa in mora arriva dopo dieci mesi di scambi epistolari tra la
Commissione europea e le autorità italiane. Era l'8 febbraio, quando il
commissario al mercato interno, Charlie McCreevy, scriveva al governatore
Antonio Fazio per esprimere "preoccupazione" e chiedere chiarimenti sulla
posizione di Bankitalia in merito alle fusioni Bbva-Bnl, Abn Amro-Banca
Antonveneta, dopo che alcuni articoli di stampa avevano dato l'impressione di
una chiusura verso i capitali bancari stranieri. L'8-9 novembre il nodo
Bankitalia era discusso informalmente nel vertice Ecofin. In quella sede,
McCreevy annunciava "di essere personalmente favorevole a un'azione legale"
contro l'Italia. Ieri la messa in mora.
۩ home page ▲Torna ad inizio pagina

AL SERVIZIO DEL CLIENTE